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UE: Il Leviatano ordoliberista
Non-fiction
Politica
calendar Pubblicato 31 ago 2026
calendar Aggiornato 31 ago 2026
time 23 min
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UE: Il Leviatano ordoliberista

VERSIONE FRANCESE


Il capolavoro della narrazione comunitaria risiede nell’aver presentato la sistematica riduzione dell’essere umano a merce fungibile come il supremo compimento dei diritti civili. Dietro la retorica della concordia tra le nazioni e della cooperazione continentale si cela, in realtà, la trasmutazione della πόλις (comunità politica sovrana) in un mero spazio doganale retto dai precetti dell’Ordoliberalismus (dottrina che assegna allo Stato l'unico compito di garantire la cornice giuridica per il funzionamento della concorrenza di mercato). Tale esito consuma il tradimento radicale dell'anelito federalista originario: il progetto tracciato nel 1941 nel Manifesto di Ventotene (Per un’Europa libera e unita) da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni non vagheggiava una tecnocrazia mercantilista, bensì una rifondazione della sovranità europea mediante l'esercizio di un autentico pouvoir constituant (un potere costituente originario) democratico e internazionalista. Nel disegno federalista maturo, il superamento dello Stato-nazione non coincideva affatto con la liquidazione dello stato sociale né con la subordinazione del lavoro, ma con la creazione di un saldo foedus (alleanza tra comunità sovrane) capace di emancipare le masse dal giogo dei totalitarismi, dai monopoli industriali e dalla belligeranza sciovinista, fondando un ordinamento costituzionale repubblicano ancorato alla sovranità di un effettivo δῆμος (popolo politico deliberante).



A questa prospettiva di rigenerazione democratica e sociale è stata storicamente sostituita l’impostazione funzionalista di Jean Monnet e Robert Schuman, fondata sul dogma metodologico dell’engrenage (ingranaggio / integrazione funzionale incrementale). In virtù di tale approccio gradualista e surrettizio, la costruzione europea ha scientemente espunto il momento costituente esplicito, affidando l'unificazione continentale a concatenazioni tecniche di natura commerciale, monetaria e tariffaria, nella presunzione tecnocratica che l'unificazione dei mercati avrebbe generato, per automatismo biologico, l'integrazione politica. L’apparato istituzionale incardinato tra Bruxelles e Francoforte ha così operato una cesura epocale: la subordinazione sistematica dell’imperium (potere sovrano di comando politico) alla logica del commercium (scambio mercantile), privando i popoli della sovranità decisionale a esclusivo vantaggio del capitale finanziario. La promessa di una κοινωνία πολιτική (comunità politica fondata sul bene comune e sulla giustizia distributiva) è stata in tal modo capovolta in una Wirtschaftsgemeinschaft (comunità economica vincolistica) in cui il τέλος (fine etico-politico supremo) è stato interamente soppiantato dalla tutela dogmatica della stabilità monetaria e della libertà di circolazione dei capitali.



Il cuore pulsante di questa monumentale cattedrale burocratica coincide con l'adozione dell'Euro e la codificazione dogmatica dei parametri di bilancio, elevati a rango di intoccabile Wirtschaftsverfassung (costituzione economica). Con la stipula dei trattati istitutivi, la politica economica ha subito un processo radicale di Entpolitisierung (spoliticizzazione), trasformando il principio cardine del diritto romano Pacta sunt servanda nell'alibi perfetto per neutralizzare qualsiasi velleità democratica e commissariare il potere legislativo dei singoli Stati. La promessa solenne era quella di una convergenza luminosa tra le economie continentali; il risultato pratico è stato invece un capolavoro di ingegneria asimmetrica. L'abolizione fulminea dei dazi all'interno del Mercato Unico, attuata secondo la logica spietata della Negative Integration (integrazione negativa), combinata con la rinuncia irrevocabile alle leve valutarie e monetarie nazionali, ha spalancato le porte a una colonizzazione commerciale senza precedenti: i Paesi a forte tradizione manifatturiera dell'Europa meridionale sono stati rapidamente retrocessi al rango di docili mercati di sbocco, concepiti su misura per assorbire le eccedenze produttive e i surplus commerciali delle economie mercantiliste ed egemoni del centro continentale.



All'interno di questa camicia di forza ordoliberale, la spesa pubblica anticiclica — quello strumento elementare con cui gli Stati hanno storicamente sostenuto gli investimenti strutturali, l'innovazione industriale e la piena occupazione nei momenti di crisi — è stata formalmente bandita come un'eresia contabile incompatibile con i dogmi di Maastricht e con le liturgie del Patto di Stabilità. Intere popolazioni sono state così immolate sull'altare di una Marktkonforme Demokratie (democrazia conforme al mercato), costrette a subire regimi perenni di svalutazione interna e austerità punitiva che hanno metodicamente saccheggiato lo stato sociale, mutilato i diritti del lavoro e ridotto le strutture ospedaliere sull'orlo del collasso funzionale. La moneta unica si è rivelata a tutti gli effetti un micidiale φάρμακον, somministrato a dosi massicce a economie eterogenee per poi rimproverare alle vittime di non aver saputo reggere la cura da cavallo.



Dinnanzi alla desolazione economica e al declino industriale, la retorica europeista pretende di consolare il cittadino impoverito con l'elargizione di minuscoli feticci burocratici, primo fra tutti il diritto di sventolare trionfalmente all'estero la Tessera Europea di Assicurazione Malattia. Una beffa di proporzioni storiche: il residente dell'Europa mediterranea viene solennemente autorizzato a farsi curare gratuitamente durante le vacanze nei Paesi del centro finanziario europeo, proprio mentre sul suolo natio i reparti di pronto soccorso chiudono per tagli lineari, il personale sanitario emigra e le liste d'attesa per una visita diagnostica superano l'aspettativa di vita media. È la massima espressione della ὕβρις tecnocratica: distruggere le fondamenta materiali del benessere pubblico per poi distribuire passaporti sanitari a cittadini che, strangolati dalle regole fiscali e privati del lavoro, le ferie all'estero possono ormai permettersele soltanto nei pieghevoli promozionali distribuiti dagli uffici stampa di Bruxelles.



In questo contesto macroeconomico si consuma la mistificazione della cosiddetta «libera circolazione dei lavoratori». Lungi dall'esprimere un'autentica solidarietà internazionalista, tale meccanismo costituisce l'istituzionalizzazione dello sradicamento sociale e della fuga delle intelligenze. Gli Stati della periferia investono ingenti risorse pubbliche nell'istruzione e nella formazione delle nuove generazioni, per poi vederle costrette a emigrare verso i poli finanziari dell'Europa centrale a causa della desertificazione occupazionale domestica. Si realizza così la costituzione di un vasto esercito industriale di riserva, volto a comprimere i salari reali attraverso un feroce dumping sociale tra le classi lavoratrici dei diversi Stati membri. Le cosiddette norme minime comunitarie in materia di lavoro hanno operato come un soffitto invalicabile, fungendo da grimaldello per la precarizzazione contrattuale e la destrutturazione progressiva degli statuti a tutela del lavoro.



La finzione della democrazia sovranazionale completa la blindatura dell'apparato tecno-burocratico. Il Parlamento europeo si configura come un'anomalia istituzionale priva di reale iniziativa legislativa, saldamente custodita dalla Commissione europea: un organo esecutivo non eletto, strutturalmente permeabile alle pressioni di decine di migliaia di lobbisti accreditati. Tale deficit democratico si riflette nella gestione opaca delle grandi emergenze, ove contratti multimiliardari stipulati con multinazionali farmaceutiche sono stati secretati e sottratti a qualunque sindacato dei cittadini. Parimenti, l'architettura dell'unione bancaria e il meccanismo del bail-in non tutelano i risparmiatori, ma impediscono allo Stato di intervenire a salvaguardia dell'economia reale, affidando alla Banca Centrale Europea la tutela esclusiva della stabilità dei grandi gruppi creditizi e della speculazione finanziaria. Anche il recente Green Deal e i vincoli legati al NextGenerationEU operano nella medesima direzione: scaricare il costo della transizione sulle classi popolari mediante nuove imposizioni fiscali e la svalutazione coatta del patrimonio immobiliare, subordinando i fondi — che altro non sono se non il parziale rientro di risorse già versate dai contribuenti nazionali — all'accettazione vincolante di privatizzazioni e riforme liberiste.



È solo all'interno di questo orizzonte di spoliazione politica che si comprende la funzione ideologica dei presunti vantaggi concessi all'individuo. Nel momento in cui il civis (cittadino investito di sovranità politica) viene degradato a mero homo oeconomicus (individuo razionale orientato esclusivamente alla massimizzazione dell'utilità materiale), l'Unione Europea compensa la perdita di diritti sostanziali con l'elargizione di microscopiche tutele mercantili: il rimborso per il volo a basso costo cancellato, il diritto di recesso entro quattordici giorni, il farraginoso teatro burocratico dei consensi per i cookie del GDPR — che lascia intatto il potere estrattivo delle multinazionali digitali — e, infine, il solenne trionfo della standardizzazione del cavo di ricarica universale o dell'azzeramento del roaming telefonico. Questi microscopici artifici normativi fungono a tutti gli effetti da moderno panem et circenses, riproposto in una grottesca declinazione tecno-burocratica: concessioni di irrisoria portata materiale che vengono solennemente sbandierate dagli uffici di Bruxelles come se fossero i massimi traguardi della civiltà occidentale. Assistiamo così al trionfo di un raffinato simulacrum, in cui l'azzeramento dei costi di connessione all'estero, la standardizzazione dei connettori digitali o il rimborso automatico per il ritardo del volo aereo vengono elevati a surrogati della cittadinanza attiva. All'antico cittadino viene sottratta la facoltà di deliberare sui destini economici della propria nazione, offrendogli in cambio la consolazione puerile di una tutela contrattuale spicciola, trasformando definitivamente il membro cosciente del δῆμος in un atomizzato ἰδιώτης (individuo privato disinteressato alla vita pubblica), la cui massima aspirazione politica si esaurisce nell'esercizio del diritto di recesso entro quattordici giorni.



Dietro la parata rassicurante di questo consumismo accudito si consuma l'opera più radicale di Entpolitisierung (spoliticizzazione) e la definitiva ἀλλοτρίωσις (alienazione) della democrazia reale. Mentre i parlamenti nazionali vengono ridotti a meri organi di ratifica notarile vincolati ai parametri contabili dei trattati, l'architettura comunitaria porta a compimento la metamorfosi dell'intero continente europeo: non una confederazione fraterna di popoli liberi ed eguali, bensì un'immensa zona economica speciale plasmata sui canoni del più inflessibile Marktkonformismus (conformità ai dettami del mercato). Un leviatano contabile dove la tutela della finanza e la libertà di movimento dei capitali costituiscono l'unico dogma intoccabile, e in cui ogni residuo diritto sociale viene progressivamente sacrificato sull'altare della stabilità monetaria, lasciando ai popoli la sola libertà di ricaricare il proprio smartphone con lo stesso spinotto tra le macerie del proprio stato sociale.


GLOSSARIO

  1. δῆμος (dêmos, popolo politico quale soggetto sovrano deliberante): Concetto fondante della politica greca classica che definisce la collettività dei cittadini investita del potere deliberativo e della facoltà di autodeterminazione all'interno della πόλις (pólis, comunità politica sovrana), irriducibile alla mera somma atomistica di consumatori o agenti economici.
  2. ἀλλοτρίωσις (allotriōsis, alienazione / estraniazione): Concetto cardine della dialettica filosofica (dalla tradizione neoplatonica alla rielaborazione di G.W.F. Hegel e Karl Marx) che definisce il processo ontologico e sociale attraverso cui il soggetto agente perde il controllo sulla propria attività, sui propri prodotti e sulla propria essenza politica, divenendo eterodiretto da forze oggettive e impersonali.
  3. Engrenage (ingranaggio / integrazione funzionalista per traboccamento): Modello metodologico elaborato dalla teoria funzionalista delle relazioni internazionali (David Mitrany, Jean Monnet) fondato sul principio del cosiddetto spillover (traboccamento settoriale): l'integrazione economica e tecnica circoscritta (carbone, acciaio, mercati) viene impiegata per forzare surrettiziamente cessioni di sovranità politica, eludendo la deliberazione democratica esplicita.
  4. Entbettung (disincorporazione o sradicamento): Principio ontologico-sociale formulato da Karl Polanyi che descrive la separazione artificiale delle dinamiche economiche dai legami comunitari e morali della pólis (πόλις, comunità politica sovrana), con la degradazione del lavoro a merce fittizia negoziabile.
  5. Entpolitisierung (spoliticizzazione): Categoria giuspolitica di matrice schmittiana che designa la neutralizzazione della decisione politica sovrana e del conflitto sociale attraverso la loro conversione in automatismi tecnici, procedure burocratiche e vincoli di bilancio inderogabili.
  6. φάρμακον (phármakon, rimedio e veleno al tempo stesso): Categoria ermeneutica della filosofia greca classica (da Platone a Jacques Derrida) indicante una sostanza o una misura che promette guarigione pur celando una carica strutturale di intossicazione sistemica.
  7. Foedus (patto, trattato istitutivo di una federazione tra eguali): Categoria del diritto pubblico romano e della filosofia politica moderna (da Johannes Althusius a Immanuel Kant) che designa l'unione pattizia originaria in cui comunità politiche autonome conferiscono parte della propria sovranità a una struttura comune, preservando la libertà reciproca e la finalità etico-politica del bene comune.
  8. Homo oeconomicus (individuo razionale massimizzatore di utilità): Modello antropologico della razionalità neoclassica che riduce il civis (cittadino investito di sovranità politica) a mero attore di mercato, il cui orizzonte deliberativo è circoscritto all'utile individuale e allo scambio mercantile (commercium).
  9. ὕβρις (hýbris, tracotanza o dismisura): Nozione della tragedia e dell'etica greca antica che designa il superamento arrogante dei limiti naturali e della misura, portatore inevitabile di rovina e catastrofe (némesis, νέμεσις, vendetta o giustizia retributiva).
  10. ἰδιώτης (idiōtēs, individuo privato disinteressato alla vita pubblica): Termine proprio dell'ordinamento etico-politico della Grecia classica con cui si designava il singolo individuo ripiegato nella sfera meramente particolaristica dei propri bisogni materiali e domestici, incapace di elevarsi alla cura del bene comune della πόλις (pólis, comunità politica sovrana).
  11. Leviatano (Leviathan): Categoria teologico-politica e giusfilosofica originata dalla tradizione sapienziale biblica e rifondata dal contrattualismo moderno. Dal termine ebraico לִוְיָתָן (liwyātān, creatura attorcigliata / mostro serpentino primordiale delle acque), figura veterotestamentaria attestata segnatamente nel Libro di Giobbe (40-41) per designare la potenza creaturale indomabile, sottratta a ogni patto umano e sottomessa unicamente al dominio di Dio. Concettualizzato da Thomas Hobbes nel trattato Leviathan (1651) quale homo artificialis (uomo artificiale) e Deus mortalis (dio mortale), generato per mezzo del patto sociale di autorizzazione e cessione della sovranità al fine di garantire la pace interna e la difesa comune. Il Leviatano incarna l'unità della persona civile sovrana che supera lo status naturalis (stato di natura pre-statuale) dominato dal bellum omnium contra omnes (guerra di tutti contro tutti) e dalla paura della morte violenta, assommando in sé, mediante una τέχνη (arte / tecnica razionale di costruzione politica), il monopolio assoluto dell'imperium e della spada della giustizia. Nella disamina giusfilosofica novecentesca (in particolare nella lettura di Carl Schmitt in Der Leviathan in der Staatslehre des Thomas Hobbes, 1938), il concetto travalica la figura del sovrano personalistico per designare la machina machinarum (macchina delle macchine): l'apparato impersonale, burocratico e tecno-giuridico che governa la società attraverso procedure e automatismi normativi, consumando il transito dalla sovranità politica classica alla regolazione neutra della tecnica amministrativa.
  12. Marktkonforme Demokratie (democrazia conforme al mercato): Formula coniata nella sociologia politica contemporanea per indicare la subordinazione funzionale della deliberazione democratica e delle scelte elettorali alle aspettative e ai vincoli di compatibilità imposti dai mercati finanziari.
  13. Marktkonformismus (conformità ai dettami del mercato): Categoria teorico-politica contemporanea che designa la subordinazione e l'adattamento forzoso di ogni istituto giuridico, democratico e sociale alle esigenze di riproduzione e valorizzazione del capitale economico.
  14. Negative Integration (integrazione negativa): Costrutto giuseconomico che descrive la progressiva abolizione delle barriere doganali e regolamentari nazionali, strutturalmente scissa e asimmetrica rispetto alla Positive Integration (integrazione positiva, armonizzazione sovranazionale degli standard fiscali, redistributivi e di tutela sociale).
  15. Ordoliberalismus (ordoliberismo): Declinazione tedesca del liberalismo novecentesco (Walter Eucken, Franz Böhm) che rifiuta il mero laissez-faire (lasciar fare, assenza di intervento) e impiega lo Stato e il suo imperium (potere di comando politico supremo) come presidio giuridico permanente a salvaguardia della concorrenza pura e della stabilità monetaria.
  16. Pacta sunt servanda (i patti devono essere rispettati): Principio cardinale del diritto civile e internazionale romano, qui trasfigurato in imperativo dogmatico volto a blindare l'austerità e i vincoli di bilancio contro le esigenze materiali della popolazione.
  17. Post-Democracy (postdemocrazia): Modello teorico che descrive la parabola regressiva delle democrazie occidentali, in cui i riti elettorali formali permangono intatti mentre i centri reali della decisione economica sono trasferiti a tecnocrazie non elette e lobbies (gruppi di pressione organizzati).
  18. Pouvoir constituant (potere costituente originario): Principio giuspubblicistico formulato da Emmanuel-Joseph Sieyès che individua la forza sorgiva, democratica e pre-giuridica con cui un popolo fonda un nuovo ordinamento costituzionale, distinguendosi radicalmente dai poteri meramente costituiti (pouvoirs constitués) o derivati.
  19. Simulacrum (simulacro, parvenza ingannevole priva di sostanza reale): Categoria gnoseologica e ontologica (di ascendenza lucreziana e riattualizzata nella critica filosofica novecentesca) indicante una rappresentazione fittizia che non rinvia più ad alcuna realtà originaria, ma funziona come maschera volta a occultare la vacuità o la soppressione della realtà medesima.
  20. τέλος (télos, fine ultimo, compimento teleologico intrinseco): Principio ontologico e teleologico aristotelico che individua lo scopo immanente in vista del quale una determinata realtà o istituzione politica viene a essere e opera.
  21. Wirtschaftsverfassung (costituzione economica): Concetto fondante elaborato dalla Scuola di Friburgo negli anni Trenta del Novecento. Designa l'ordinamento normativo che sottrae le leggi fondamentali della concorrenza e del mercato all'arbitrio del legislatore ordinario e alla sovranità parlamentare.


NOTA BIBLIOGRAFICA

  1. Albertini, Mario, Il federalismo. Antologia e definizione, Bologna: Il Mulino, 1979; riedito in Opere di Mario Albertini, vol. I: Il federalismo e lo Stato federale, a cura di N. Mosconi, Bologna: Il Mulino, 2006. — Rielaborazione teorica rigorosa del federalismo quale ideologia autonoma, fondata sul superamento strutturale della divisione del genere umano in nazioni sovrane e sull'analisi della sovranità multilivello.
  2. Anderson, Perry, The New Old World, London - New York: Verso Books, 2009. — Edizione critica di riferimento per la genealogia storico-politica e funzionalista delle istituzioni europee.
  3. Baccaro, Lucio - Pontusson, Jonas, Rethinking Comparative Political Economy: The Growth Model Perspective, in «Politics & Society», vol. 44, fasc. 2, 2016. — Saggio fondamentale per l'analisi dei modelli di crescita asimmetrici (export-led e consumption-led) all'interno dell'Eurozona.
  4. Böhm, Franz, Wirtschaftsordnung und Staatsverfassung, Tübingen: J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), 1950 — Testo caposcuola della dottrina ordoliberale sulle relazioni strutturali tra ordine economico e costituzione statale.
  5. Crouch, Colin, Post-Democracy, Cambridge: Polity Press, 2004; trad. it. di M. Baccianini, Postdemocrazia, Roma-Bari: Laterza, 2003. — Monografia di riferimento per la concettualizzazione del declino partecipativo e dell'egemonia corporativa nelle istituzioni contemporanee.
  6. Einaudi, Luigi, Lettere politiche di Junius, Bari: Gius. Laterza & Figli, 1920; cfr. anche La guerra e l'unità europea, Milano: Edizioni di Comunità, 1948 [riedito in L. Einaudi, La guerra e l'unità europea, a cura di R. Faucci, Bologna: Il Mulino, 1986. Critica precoce del «dogma della sovranità statale», intesa come generatrice inevitabile di anarchia internazionale, e teorizzazione della federazione come sola garanzia di stabilità economica e monetaria.
  7. Eucken, Walter, Grundsätze der Wirtschaftspolitik, herausgegeben von Edith Eucken und K. Paul Hensel, Tübingen: J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), 1952 [7. Auflage, Tübingen: Mohr Siebeck, 2004. — Opera omnia postuma contenente l'esposizione sistematica dei principi costitutivi (konstituierende Prinzipien) e regolatori (regulierende Prinzipien) dell'ordinamento ordoliberale.
  8. Foucault, Michel, Naissance de la biopolitique. Cours au Collège de France (1978-1979), édité par Michel Senellart, sous la direction de François Ewald et Alessandro Fontana, Paris: Gallimard / Éditions du Seuil, 2004; trad. it. di M. Bertani e V. Zini, Nascita della biopolitica. Corso al Collège de France (1978-1979), Milano: Feltrinelli, 2005. — Edizione filologica integrale del corso accademico dedicato alla disamina del neoliberalismo tedesco e americano.
  9. Grimm, Dieter, Europa ja – aber welches? Zur Verfassung der europäischen Demokratie, München: C.H. Beck, 2016; trad. it. a cura di F. Cortese, Europa sì, ma quale? Sulla costituzione della democrazia europea, Bologna: Il Mulino, 2018. — Trattato giuspubblicistico sul fenomeno dell'iper-costituzionalizzazione (Überkonstitutionalisierung) del diritto primario dell'Unione Europea.
  10. Kant, Immanuel, Zum ewigen Frieden. Ein philosophischer Entwurf, Königsberg: Friedrich Nicolovius, 1795; edizione critica in Kant’s gesammelte Schriften (Akademie-Ausgabe), Band VIII: Abhandlungen nach 1781, Berlin: Georg Reimer, 1912, pp. 341-386 [trad. it. a cura di N. Bobbio, Per la pace perpetua. Un progetto filosofico, in I. Kant, Scritti di storia, politica e diritto, Roma-Bari: Laterza, 1995. — Fondamento trascendentale della pace giuridica internazionale; Kant definisce il Föderalismus (federalismo) quale foedus amphictyonicum (alleanza permanente tra Stati sovrani) necessario a superare lo stato di bellicosità insito nella sovranità assoluta senza dissolversi in una monarchia universale dispotica (Völkermonarchie).
  11. Lapavitsas, Costas, Profiting Without Producing: How Finance Exploits Us All, London - New York: Verso Books, 2013; trad. it. a cura di A. Fumagalli, Profitti senza produzione. Come la finanza sfrutta tutti noi, Milano: Manifestolibri, 2014. — Studio monografico sulla finanziarizzazione dell'economia e le relazioni di subordinazione economica all'interno dell'Unione Economica e Monetaria.
  12. Majone, Giandomenico, Dilemmas of European Integration: The Ambiguities and Pitfalls of Integration by Stealth, Oxford: Oxford University Press, 2005. — Indagine analitica sui meccanismi non trasparenti di delegittimazione democratica e sulla regolazione tecnocratica sovranazionale.
  13. Polanyi, Karl, The Great Transformation: The Political and Economic Origins of Our Time, New York: Farrar & Rinehart, 1944; trad. it. di R. Vigevani, La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca, con introduzione di B. Rizzi, Torino: Einaudi, 1974. — Edizione canonica dell'indagine storico-antropologica sull'avvento del mercato autoregolato e il collasso dell'assetto sociale ottocentesco.
  14. Scharpf, Fritz W., Governing in Europe: Effective and Democratic?, Oxford: Oxford University Press, 1999. — Opera di riferimento per la distinzione giurisprudenziale e istituzionale tra integrazione negativa e integrazione positiva nell'architettura comunitaria.
  15. Schmitt, Carl, Der Begriff des Politischen, München - Leipzig: Duncker & Humblot, 1932; trad. it. di P. Schiera, Il concetto di 'politico', in C. Schmitt, Le categorie del 'politico', Bologna: Il Mulino, 1972. Opera fondamentale per l'analisi della neutralizzazione e depoliticizzazione dell'agire storico a vantaggio delle categorie tecnico-economiche.
  16. Schmitt, Carl, Sul Leviatano, a cura di Carlo Galli, traduzioni di Carlo Galli e Pierangelo Schiera, Bologna: Il Mulino, 2011 [nuova edizione in collana «Saggi», 2016].
  17. Spinelli, Altiero - Rossi, Ernesto, Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto [1941], prima edizione a stampa clandestina a cura di Eugenio Colorni, Roma: Edizioni delle "Edizioni del Movimento Federalista Europeo", 1944; edizione critica a cura di N. Terranova, Il Manifesto di Ventotene, con introduzione di P. V. Dastoli, Napoli: Editoriale Scientifica, 2021. Atto di nascita del federalismo europeo contemporaneo. L'opera individua nella sovranità statale assoluta la causa prima della degenerazione totalitaria e formula la priorità strategica della federazione europea rispetto alle singole riforme statali interne, ponendo le basi per un costituzionalismo sovranazionale e socialista liberale.
  18. Spinelli, Altiero, Il progetto europeo, Bologna: Il Mulino, 1985. — Testo in cui Spinelli ricostruisce la battaglia per il "Trattato che istituisce l'Unione europea" (il cosiddetto Progetto Spinelli, approvato dal Parlamento europeo il 14 febbraio 1984), testimonianza del tentativo di innestare una dinamica costituente democratica all'interno dell'allora Comunità Economica Europea.
  19. Streeck, Wolfgang, Gekaufte Zeit: Die vertagte Krise des demokratischen Kapitalismus, Berlin: Suhrkamp Verlag, 2013; trad. it. di A. Di Bari, Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico, Milano: Feltrinelli, 2013. — Studio sociologico-economico incentrato sul dualismo dialettico tra Staatsvolk (popolo dello Stato) e Marktvolk (popolo del mercato/investitori internazionali).
  20. Supiot, Alain, La Gouvernance par les nombres. Cours au Collège de France (2012-2014), Paris: Éditions Fayard, 2015; trad. it. a cura di P. Alvazzi del Frate, La governance dei numeri. Il diritto di fronte alla quantificazione, Bologna: Il Mulino, 2017. — Lezioni universitarie sul tramonto della sovranità giuridica della legge a favore della regolazione cibernetico-contabile e della gestione quantitativa del lavoro.





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