

La disinformazione mina la democrazia
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La disinformazione mina la democrazia
- “Caro babbo, sono disorientato. Negli ultimi anni il mondo sta cambiando sempre più in fretta. Le nuove tecnologie annullano brutalmente i concetti di tempo e di spazio: le notizie, le reazioni, le emozioni si accendono vorticose in una sorta di percorso infinito. Generano effetti sì intriganti, ma fulminei. E si spengono in modo repentino. È una sequela sconfinata di spettacolari fuochi d’artificio che ci sottrae, però, i momenti per riflettere”.
Il mio sfogo è schietto di fronte a certe trasmissioni di inutili chiacchiere e di continue litigate a cui i miei genitori stanno assistendo. Non guardo quasi mai la tv, salvo che per qualche film o partita di calcio.
- “Hai ragione figlio, la comunicazione ben rappresenta la società che stiamo vivendo” risponde mio padre. “È caratterizzata da consumi sempre più compulsivi. I canali di informazione si continuano a moltiplicare e quelli che dovrebbero essere più affidabili, perché tradizionali, oggi inseguono al ribasso i più innovativi e di successo, ma non per questo i più coscienziosi a livello qualitativo. Noi seguiamo i dibattiti in tv quasi per abitudine, ma non siamo certo entusiasti per quello che vediamo”.
Qual è, allora, la conseguenza più evidente di questo avvelenamento dell’informazione?
- “Principalmente il fatto che non sia più possibile distinguere con certezza un contenuto attendibile da uno inattendibile. Tutto ciò, specie noi giovani, lascia smarriti e inquieti per la sua complessità; così ci si allontana dal mondo reale, rifugiandosi nei telefoni cellulari e prendendo per buono tutto quello che lì ci viene propinato. La tv è sempre più un rifugio per persone anziane”.
- “Hai ragione, figlio, la disinformazione è uno dei maggiori mali dei nostri tempi. Perché è subdola, ramificata, poderosa e rischia di indebolire ulteriormente la democrazia, che invece ha bisogno proprio di costanti ‘controllori’. Alla disinformazione casuale, dovuta al minor tempo a disposizione dei giornalisti per verificare notizie diffuse in maniera sempre più veloce, si associa quella costruita ad arte per lo più per scopi politici, economici, ambientali, sanitari. Sappi, ad esempio, che ‘fabbriche di disinformazione’ operano in Paesi autoritari per influenzare l’opinione pubblica e le elezioni in molte nazioni occidentali. Queste ‘fabbriche’ utilizzano una micidiale miscela di malafede, inganno e fraudolenza, lavorando sulla sprovvedutezza dell’utenza e applicando le strategie più ciniche, compresi i depistaggi”.
- “Sì, papà, ma altra disinformazione è generata dal fatto che ormai siamo tutti comunicatori, pur non avendone le competenze, per cui fabbrichiamo o rilanciamo notizie, anche con buona fede, ma non sempre controllate di persona. E l’intelligenza artificiale, con la possibilità di scrivere articoli, renderà questa materia una vera e propria emergenza.
- “Vero, ma questa condizione generale corrisponde al classico cane che si morde la coda: la consapevolezza che il mondo sia pieno di fake news porta alla diffidenza verso ogni organo d’informazione e alla declinante concezione dell’importanza di una comunicazione affidabile e di spessore. Il web, in particolare, è una fiera talmente ricca di prodotti che rischia, in molti suoi settori, di somigliare al classico ‘Paese dei balocchi’ di Pinocchio: affascinante ma pericoloso, se non siamo attrezzati al consumo critico”.
Come possiamo, allora, difenderci da queste insidie?
- “Affidandoci a chi informa con rigore, con autorevolezza, operando con lealtà e buona fede e rispettando la verità sostanziale dei fatti. Per fortuna di buoni giornalisti ce ne sono ancora in giro, in genere quelli lontani dai salotti televisivi e dall’eccessivo ‘ego’: informarsi, anche su questo, è basilare per rendere migliore il nostro mondo”.
- “Beh, babbo, in fondo, stranamente, su questo tema la pensiamo allo stesso modo”...

