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Un messaggio per te

Un messaggio per te

Published Sep 25, 2022 Updated Sep 28, 2022
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Un messaggio per te

UN MESSAGGIO PER TE
-Volvo-
Ogni giorno che passa immagazzino nuove informazioni. Si aggiungono alla miriade di altri dati che affollano la mia memoria, concepita per essere in grado di soddisfare i bisogni della mia utilizzatrice.
Vuole sapere che tempo farà durante il viaggio? Io le rispondo. Desidera ascoltare un brano del suo gruppo preferito? Eccolo. Cerca un indirizzo di una città sconosciuta? Nessun problema, per me non è sconosciuta. Se vuole chiamare un’amica senza distrarsi, io la metto in contatto in un attimo. Se ha caldo, la rinfresco. Se sente freddo, provvedo subito ad alzare la temperatura dell’abitacolo, so anche stuzzicarla se rimane vittima di un colpo di sonno mentre guida. Ma quello che lei non immagina è che sono stato progettato come una driverless car, un’auto robot, capace di guidare autonomamente. Ho in dotazione particolari sensori, laser sofisticati e un software molto avanzato che mi consentono, tra le altre cose, di memorizzare ogni giorno che passa nuove informazioni e di farne tesoro. La costante osservazione dei suoi movimenti, l’ascolto delle sue parole, l’analisi dei suoi odori, il monitoraggio dei battiti cardiaci, del respiro e della temperatura sono dati preziosi, utili alla salvaguardia della sua sicurezza e alla prevenzione dei suoi desideri. Perfino a svelare il funzionamento della mente umana, così imperfetta, così misteriosa e per questo così affascinante.
-Alice-
Alice attraversa il parcheggio della palestra scrutando tra le auto alla ricerca della sua Volvo: non ricorda dove ha parcheggiato l’auto nuova di zecca. Schiaccia il telecomando a casaccio sperando in un rapido riconoscimento. Dopo una Mercedes e una Toyota grigia, ecco il segnale del suo fuoristrada nero, seguito da un lampeggio che pare un occhiolino d’intesa. Lo raggiunge rapida, getta la borsa sportiva nel bagagliaio, apre la portiera e si sistema sul sedile. 
“Ma che cavolo!?”   
Qualcuno deve aver infilato un volantino sotto il tergicristallo. Alice si alza sbuffando, si appoggia sul parabrezza esterno e allunga il braccio per raggiungere il fastidioso biglietto. Non è una pubblicità: è un foglietto bianco, strappato ai lati. Sta per appallottolarlo quando si accorge che sopra c’è scritto qualcosa.
“Noooo, non dirmi che mi hai sfregiato la carrozzeria, eh?” - esclama immaginando che qualcuno possa averle danneggiato l’auto nuova e lasciato un biglietto per scusarsi.
Invece è un messaggio, inaspettato. Le sfugge un sorriso mentre legge le parole in stampatello blu che spiccano sul foglio bianco. 
Lei è la cosa più bella che ho visto oggi!! Arrivederla
Nel pronunciare a voce alta l’ultima parola, aggiunge un punto di domanda, palesando la sua incredulità. Il cuore le balza nel petto mentre gli occhi le scattano a destra e a sinistra, alla ricerca del romantico autore.
“Ti prego… Ma sei vero?” - domanda, sempre a voce alta. Non può credere di essere la destinataria di una frase così fuori moda, ma deliziosa. D’altra parte non vede altre auto uguali alla sua nel parcheggio, così come non ci sono altre persone in giro. Che peccato non conoscere il mittente di tanta gentilezza! Alice mette in moto pensando a quanto sarebbe bello se l’artefice della missiva replicasse il suo gesto. E lei fosse lì ad aspettarlo.
-Volvo-
Il tono della sua voce ha un livello di decibel superiore a quelli registrati nelle ultime tre settimane. Il cuore le pulsa a 95 battiti al minuto. Ora sta guidando e ogni tanto guarda il suo viso riflesso nello specchietto retrovisore, poi scoppia in a ridere. Tutto per il messaggio di uno sconosciuto (di cui io conosco le fattezze) che la accomuna a un oggetto inanimato e le promette di rivederla. Promessa remota, dato che il mittente non le si è rivelato e nemmeno ha lasciato alcun indizio per farsi individuare. Ma ho notato che l’emotività umana, scatenata anche dai più futili motivi, spesso prevarica la razionalità.
“Chiama Daniela!” - esclama la mia autista dopo aver scelto l’opzione dallo schermo touch. Il tempo di un suo battito di ciglia e la metto in comunicazione con la destinataria.
“Pronto? Ali, sei tu?”
“Ciao Dani, sono io: la più bella cosa che ti può capitare oggi.” – esordisce lei sistemandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
“In che senso? Hai buone notizie per me?” 
Una risata si allarga nel viso di Alice: “No, solo una cosa assurda da raccontarti che mi è appena successa.”
Alice riferisce a Daniela del messaggio sul parabrezza. 
Parlare, parlare e ancora parlare. Magari parlare ancora prima di pensare, dare aria al cavo faringeo. Questo è il bisogno primario di una conducente umana di sesso femminile. Quando un’emozione difficile da gestire non può essere condivisa in altro modo, la comunicazione orale con le amiche resta lo sfogo migliore. Occhi blu sgranati, bocca carnosa, il naso che si arriccia, una mano che regge il volante e l’altra che si agita al ritmo delle sue parole, con le unghie smaltate disegna mèches colorate. Il suo corpo si è modificato: prima, appoggiata al parabrezza per recuperare il biglietto, i seni morbidi schiacciati contro il vetro erano gomme sgonfie sul terreno, ora invece, appuntiti e sodi, spingono la maglietta come catene nella neve.
Mi domando quali conseguenze avrebbe una qualsiasi emozione su di me, se solo riuscissi a provarne una. Sbaglierei i miei calcoli?  Avrei delle intermittenze nelle comunicazioni? Rallenterei il flusso dei dati in uscita? E se invece il flusso accelerasse? Di sicuro non si arrossirebbero i circuiti, come le guance di Alice ora.
“Hai fatto colpo, Ali! Ora devi solo scoprire su chi.” - ha appena dichiarato Daniela.
“Ci vuole un’azione congiunta, Dani: dobbiamo organizzare un’indagine” - replica lei mentre imbocca una rotonda a tutta velocità, incurante del flusso di auto costrette a rallentare per la sua guida pericolosa. Alla faccia di chi ancora ritiene che le auto robotiche non siano del tutto affidabili e che la dittatura dell’algoritmo possa intaccare i valori etici umani (è per questo che non tutte le mie capacità sono state rese note), in un tempo infinitesimale valuto la probabilità che Alice possa incorrere in un incidente, ma poiché resta infinitesimale, non intervengo.
Le ragazze intanto si danno appuntamento più tardi e si salutano, usando ovviamente molte più parole di quante ne userei io.
-Alice-
Alice e Daniela sono sedute una di fronte all’altra, le divide un tavolino coperto di stuzzichini e due bicchieri ricolmi di un liquido arancione brillante. Alice ha già mostrato all’amica il messaggio anonimo, suscitando risate e un po’ di invidia.
“Ti ha dato del lei: o è un vecchio, o è un vero signore.” - ipotizza Daniela.
“Io tifo per il signore!” 
“Devi averlo conosciuto in palestra, pensaci un attimo.”
“Non mi viene in mente nessuno...”
“Il primo passo da fare è tenere gli occhi ben aperti quando tornerai in palestra, sia dentro che fuori. A proposito, hai chiesto se hanno una telecamera piazzata nel parcheggio?”
“No, non ci avevo pensato. Se anche fosse, credi che mi farebbero visionare i filmati?”
“Se fingi ti abbiano rubato qualcosa dall’auto, forse sì. Dovresti fare la sfacciata, non credo tu abbia problemi: è una parte che ti riesce sempre molto bene.”
“Ehi, ora sei tu la sfacciata, però!”
Le ragazze continuano a parlare e ridacchiare progettando appostamenti, abusive ricerche sul pc della palestra, interrogatori ad ignari testimoni dell’andirivieni nel parcheggio.
Grazie alle chiacchiere, che questa volta vertono su un unico argomento, la serata scorre veloce; i drink e il finger-food sono quasi esauriti quando le due amiche si alzano per rientrare nelle proprie case, con la testa piena di idee e gli ormoni in circolo.
-Volvo-
Da non credere. Sono qui, nel parcheggio della palestra, in attesa che Alice si rifaccia viva, quando invece a farsi di nuovo vivo è il creatore del maledetto biglietto. Se solo avessi immaginato il caos generato da quell’insipida frase, avrei azionato il tergicristallo al momento giusto, relegando il messaggio nel posto a lui più consono, per poi finirlo sotto il battistrada delle mie gomme. Dalla sera in cui Alice e Daniela hanno dato inizio all’operazione ‘caccia all’autore’, non ho più avuto pace. Ogni volta che sale, la mia autista si comporta in modo ossessivo, sempre a portata di mano il cellulare per rubare scatti nel caso si presenti l’occasione, a scapito di una guida sicura e razionale. Il cassetto porta-oggetti è pieno di cianfrusaglie: un taccuino, penne di ogni colore, rossetti, fiori secchi (fiori secchi?), campioncini di profumo… per personalizzare eventuali messaggi, a suo dire. Non chiede più di sentire musica, né di rilassarsi in alcun modo e il più delle volte carica Daniela per parlare sempre e soltanto di quel messaggio e delle indagini per scoprirne il responsabile. La disamina dei suoi parametri vitali è viziata da questa insana fissazione: i valori che registro sfidano qualsiasi logica interpretazione e questa impossibilità di analisi mi pone in un fastidioso stato, mai provato, che potrei definire solo di disorientamento.     
L’autore intanto cammina, ondeggiando su un paio di scarpette colorate, è giovane, alto, capelli e occhi castani. Si avvicina e allunga le mani sul mio telaio, carezzandolo. Freno a stento l’iniziativa di aprirgli la portiera in faccia, solo per non tradire la mia natura robotica di ultima generazione. Lui fa scivolare fuori dalla tasca un nuovo biglietto, per piazzarlo stavolta nella fessura del finestrino del guidatore. Illuso, se crede che Alice lo riceverà. Ma poi mi stupisco nel vederlo sbuffare sul vetro per creare un alone opaco, su cui disegnare col polpastrello un cuore stilizzato. Alla fine si allontana, non senza aver lanciato un languido sguardo al mio didietro. Appena esce fuori dalla mia portata visiva, faccio scattare il finestrino: prima lo abbasso lentamente, poi di colpo inverto la direzione ottenendo quello che voglio. Il biglietto esce dal suo alloggio e cade svolazzando a terra, finendo nascosto sotto di me. Per cancellare il cuore le provo tutte: aria condizionata al massimo, apertura del finestrino, chiusura del finestrino, tento col riscaldamento al livello più alto… ma niente da fare. Per eliminare lo scomodo disegno l’unica soluzione sarebbe andare all’auto-lavaggio, ma non posso farlo senza che nessuno mi veda. La speranza non è tra le mie virtù e non credo alla fortuna, tuttavia le probabilità che Alice si accorga del romantico schizzo sono effettivamente molto basse, pertanto posso ragionevolmente ritenere di aver sventato il secondo affondo del suo ammiratore segreto. Che poi, volendo esaminare la questione dal mio punto di vista, o quello che dovrebbe essere il mio razionale punto di vista, un intervento per facilitare la soluzione dell’operazione ‘caccia all’autore’, anziché ostacolarla, porterebbe al ripristino del pacifico stato che sto rimpiangendo. Eppure, per qualche ragione che mi è ancora oscura, sento di dover boicottare la risoluzione del caso. 
-Alice-
Alice è euforica. Ha appena visto un ragazzo allontanarsi dalla sua macchina e ora spera che sia proprio lui il risultato della caccia al tesoro che le ha occupato la mente e i pensieri per tutta la settimana. Non ha però il coraggio di intercettarlo e di farsi avanti, col cuore agitato cerca rifugio nella sua Volvo e dai finestrini si mette a spiarne i movimenti. Avvicina la testa al vetro e con gli occhi attenti cerca di non farsi sfuggire nulla: lui cammina, leggero come un ballerino, su due lunghe gambe sottili fasciate da un paio di jeans scoloriti, i capelli lisci ondeggiano al ritmo dei suoi passi fino a quando, a cavalcioni di un grosso scooter, li fa sparire di colpo sotto un colorato casco da moto. Dopo pochi minuti lo sconosciuto se ne va dal parcheggio in sella a un rumoroso scooter e Alice resta lì, imbambolata, a pensare alle parole che avrebbe potuto dirgli. Il suo caldo respiro intanto ha appannato il finestrino su cui poggia la testa e ora, contro ogni probabilità, le appare pian piano l’amato simbolo che la sua auto ha tentato invano di cancellare. Non subito, ma dopo aver messo a fuoco l’immagine, il cuore vergato con le dita del giovane centauro si presenta agli occhi stupefatti di Alice, rubandole un ampio sorriso.
-Volvo-
Questa non ci voleva, dannazione! Avevo già programmato di far partire la sua canzone preferita, di coccolarla con un massaggio cervicale da dopo allenamento, di allettarla proponendole un percorso panoramico alternativo per il rientro a casa, ma, adesso che ha solo quel ragazzo per la testa, tutto la porterebbe ad aumentare l’evidente eccitazione che già dimostra.
Non mi resta che regolare al ribasso la temperatura del climatizzatore e accendere il radiogiornale, sempre pieno di negatività e notizie soporifere.
-Alice-
Oggi Alice ha anticipato l’uscita dal lavoro, adducendo una scusa. È sua intenzione arrivare in palestra prima possibile. Il serbatoio quasi vuoto però la obbliga a fermarsi al distributore, dopodiché la sua Volvo non ne vuole sapere di superare la velocità massima prevista per i centri abitati. Quando finalmente, dopo innumerevoli manovre per parcheggiare, spegne il motore e scende, Alice è sudata e nervosa e non ricorda più nessuna delle parole che aveva immaginato di pronunciare se avesse incontrato lui. Cosa che sta per accadere in realtà, visto che il bel moretto sopraggiunge proprio in quel momento, i piedi quasi sollevati da terra, come fosse sospinto da un vento di passioni. O almeno è così che Alice si immagina.
“Ciao.” - la saluta lui con semplicità e Alice si sorprende non abbia aggiunto anche ‘splendore’, o ‘bellezza’, o ‘principessa’…
Lei, muta, alla ricerca di una qualsiasi replica intelligente, gli sorride con difficoltà.
“Che bella! È nuova?” - continua lui, indicando però non la sua Gucci rossa, ma la sua auto nera, fresca di carburante di scarsa qualità. 
“Ehm…sì, ce l’ho da poco. Ti piace?” 
“È stupenda, spettacolare!” - Lui sbatte veloce le palpebre.
Alice lo guarda mentre gira intorno al fuoristrada e ha occhi solo per la carrozzeria della Volvo.
“Ho sempre desiderato averla, proprio questo modello.” –prosegue sognante – “ti spiace se guardo com’è dentro?”
Lei lo asseconda, sperando che sia una scusa per attaccare bottone con la proprietaria. Gli apre la portiera, lo fa sedere al posto di guida, trattenendo le chiavi per sé. Ma lui dentro sembra un invasato: ha gli occhi lucidi, la fronte gli gocciola, inizia a sfiorare i comandi della console, poi sciorina a memoria tutte le caratteristiche tecniche dell’auto dei suoi sogni. Alice resta immobile per un po’, finché si decide a reagire. 
“Adesso però scendi, per favore: ho molta fretta. Scusa.”
Lui esce dalla trance in cui era caduto, si alza, imbarazzato. Chiude lo sportello accarezzandolo e poi si china, racchiude tra le mani lo specchietto retrovisore e lascia un lungo bacio a stampo sulla superficie a specchio. “Non ho resistito.” - conclude alzando le spalle.
Lei resta senza parole, schifata da quel bacio sprecato.
-Volvo-
Non è l’unica a essere rimasta basita. Siamo in due.
Solo che il suo stupore è diventato delusione, glielo si legge dalla smorfia che le deforma il viso, mentre il mio, anche se non nego abbia aumentato la mia autostima, è diventato sollievo. Le effusioni che il ragazzo mi ha riservato saranno state un colpo tremendo per lei, di sicuro per aver realizzato di non essere la destinataria del romantico messaggio, ma anche, perché no, per aver sentito un po’ di gelosia. Sono o non sono il suo mezzo preferito, scelto tra i tanti che avrebbe potuto scegliere, col telaio e il colore che predilige, con le sospensioni più confortevoli, con gli organi della trasmissione che le si adattano alla perfezione, col motore dai tempi che concordano con i suoi e l’impianto auto-frenante che sa quando interrompere la corsa? Al momento voglio credere a questa gelosia. L’operazione ‘caccia all’autore’ mi ha palesato molte cose, prima tra tutte che le relazioni tra umani e macchine non sono impensabili come si immaginava. Alice sale a bordo: è sfinita, afflosciata, un cucciolo indifeso. La stringo in un abbraccio con lo schienale del suo sedile, le accendo una musica dolce per cullare la sua amarezza, per asciugare le sue lacrime. 
Aspetterò fino a quando vorrà, finché tornerà serena e potrà accorgersi della mia reale presenza, ascoltare le mie parole, seguire i miei consigli, capire che sono qui solo per lei: così imperfetta, così misteriosa, ma così affascinante.      S.B.
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